Cinque cose che ho appena scoperto sul realismo magico

Lo so, hai appena finito L’amore ai tempi del Colera e vivi nella più sincera convinzione che nessuno al mondo abbia mai capito il realismo magico meglio di te. Nulla di nuovo, sai? Successe anche a me, quando abbandonai quello stesso romanzo intorno a pagina 50, dopo aver raggiunto l’ennesimo, pericolosissimo picco glicemico.

Poi sono passato dai Cent’anni di solitudine, ho dato qualche innocente sfogliatina a Isabel Allende, una spruzzata di Borges e via così in direzione Capo Horn, pronto a buttarmi in mare non appena finite le mie ricerche.

E proprio laggiù, dove finisce il mondo e incomincia la magia, ho scoperto qualcosa di sconvolgente, qualcosa che mi ha riempito dell’attonita consapevolezza che colpì quell’uomo che era andato in Tibet per ritrovar se stesso e non appena ritrovatosi si accorse di far schifo: il realismo Magico è nato in Italia.

Non a Macondo ma sul lago di Como.

Ecco 5 cose che non sai sul realismo magico (e che io ho scoperto non più tardi di stamattina).

  1. Massimo Bontempelli

Perché Massimo Bontempelli (Como 1878 – Roma 1960) non appare in quasi nessuna delle principali antologie e critiche letterarie del Novecento italiano? Perché non si studia nelle scuole? Perché il fatto che sia lui il padre letterario di questo genere che nella seconda metà del secolo ha imperversato in tutto il mondo non è impresso sulla nuda pietra di ogni biblioteca d’Italia?

Boh… questa non è una delle cinque cose che ho scoperto.

Ho scoperto, invece, che ha indossato la camicia nera salvo poi abbandonarla alla promulgazione delle leggi razziali, rifiuto che gli costò un ‘esilio’, seppur dorato, dall’amata Roma alla più tranquilla Venezia.

Che alla trasposizione in letteratura dei diktat surrealisti e metafisici (questi ultimi, soprattutto: la sua amicizia con De Chirico fu lunga e accorata) dedicò gran parte della sua attività di scrittore, attività che fu prolifica seppur alterna come accoglienza critica.

Che amò ricambiato Paola Masino, definita scribacchina dalla critica fascista per la portata (rivoluzionaria!) che ebbe il suo ‘Nascita e morte della massaia’ , e della quale subì non solo il fascino corporale ma anche quello di penna.

E che fu il padre mondiale riconosciuto del realismo magico.

Con qualche, secondario, difetto.

2. Gente nel tempo

In Gente nel tempo, appena ri-pubblicato da Utopia Editore, tutti gli stilemi del genere si raggrumano nelle prime pochissime pagine.

Un personaggio immenso irrompe sulla scena (la Gran Vecchia), muore in condizioni ignote e lancia sulla sua famiglia il velo di una profezia la cui realizzazione (o, chissà, mancata realizzazione) permea l’intero romanzo così come il fantasma della Gran Vecchia aleggia per le stanze della villa della Coronata.

Profezia, collasso spazio temporale, protagonista presente-assente: nulla di nuovo, direte. Tutto di nuovo, in realtà: la prima stesura di Gente nel tempo data 1936, 19 anni prima di Foglie Morte, 31 anni prima che Josè Aureliano Buendia scoprisse il ghiaccio.

Per questo il quieto e ineluttabile svolgersi della profezia, la vitalità sacramentale degli oggetti, il respiro della grande casa, la centralità quasi fatale dei personaggi secondari, il tutto che si stringe nell’inevitabilità del presagio rappresentano un passo avanti straordinario nella letteratura mondiale. Con qualche ma…

3. Ma.

Quel furbone del Gabriele Garcia Marquez (scusate se mi comasco nella scrittura…) ha letto il Bontempelli, su questo non c’è dubbio. E ha capito meglio di tutti (o perlomeno prima di tutti) che laddove il realismo magico va in crisi non è mai all’inizio delle storie, anzi: gli incipit (Gente nel tempo lo dimostra) avvinghiano come abbracci mortali. Non ne esci più, devi sapere e finché non sai scorri. Nemmeno nei finali, in fondo: in un mondo o nell’altro l’abile realista ne esce sempre bene, o restando nella realtà o tuffandosi abilmente nel sogno. È in mezzo, semmai, in quelle inestricabili paludi che sono talvolta le pance dei libri, che la potenza iniziale s’affievolisce e mancano ancora troppe risposte per poter davvero concludere.

Lì, dove serve un cambio, Garcia Marquez arriva con un portato di personaggi e sottotrame talmente complesso, fantasioso e inarrivabile da non temere nulla. Venghino, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Bontempelli, eroicamente, affronta la palude con un unico nocciolo narrativo: la profezia della Gran Vecchia. Il suo triste, ieratico svolgersi davanti agli occhi.

4. Dunque?

Dunque, perde.

Perché di un romanzo che ha un lessico incredibile, una stesura moderna e freschissima e che non conosce le regole del genere ma, più semplicemente, le inventa solo questo si può dire. Che al centro qualcosa si perda.

Non so se si possa chiamare anima.

Forse la Gran Vecchia me lo impedirebbe.

E a me la Gran Vecchia fa un po’ paura…

5. In conclusione

In conclusione, come scrive Gerardo Masuccio, editor di Utopia: “La letteratura interroga e spesso ci trova impreparati ma sottraendosi alle domande di un’opera come questa l’uomo condanna se stesso alla pena di esistere.”

Magico, ma tanto reale.

Come certe profezie.

Titolo: Gente nel Tempo / Autore: Massimo Bontempelli

Edizioni: Utopia

Pagine 184 / Km percorsi 32

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