La silenziosa (Silente, scusate) egemonia del fantasy sulla letteratura mondiale

 

 

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Tempo di lettura: 2 minuti

Il 26 giugno 1997 avevo quindici anni e mi trovavo dalle parti di Londra, nel bel mezzo di una spensierata vacanza studio. La mattina andai a lezione di inglese, trascorrendo poi il pomeriggio a buttare monete da 1 pound in quelle trappole con il braccio meccanico che scende ad afferrare i pupazzetti. La ragazza a cui regalai l’orsetto frutto della mia maschia abilità mi giurò amore eterno.

Fra molti alti e bassi la relazione continuò fino all’indomani.

Lo stesso giorno, a poche miglia di distanza, appariva nelle librerie il libro che sto ri-camminando in questi giorni, Harry Potter e la pietra filosofale. Precedentemente scartato da altri dodici piccoli editori il manoscritto aveva finalmente trovato la fiducia di una casa editrice altrettanto piccola, la Bloomsbury.

Sulla situazione attuale delle dodici case editrici precedenti non possiedo notizie rilevanti. La Bloomsbury, invece, è quotata in borsa.

Quel 26 giugno 1997 è stato un giorno drammatico.

Per i miei sogni d’amore.

E per la letteratura mondiale.

Non tanto per Harry Potter in sé, che è indubbiamente un buon libro. Diciamo pure un ottimo libro. Anzi diciamo un’ottima saga. Anzi diciamo una splendida saga. Anzi… (Insomma, rimettete in tasca gli incantesimi che meditavate di lanciarmi e sotterrate le bacchette di guerra hogwartiani di tutta Italia: non parlerò male del vostro maghetto. Anche se sette libri ragazzi…e gli Animali Fantastici… e il Quidditch nei secoli…Ammettiamolo: vi è un po’ scappata la mano)

E’ stata una giornata drammatica perché la saga di Harry Potter, storia di maghi, gufi e babbani è da allora e a tutti gli effetti il più importante, significativo e determinante testo scritto degli ultimi vent’anni, con buona pace dei Roth, Mac Carthy, DeLillo, Foster Wallace e compagnia cantante.

Una pietra miliare che ha cambiato irreversibilmente il corso della letteratura negli anni zero e dieci.

Da quel lontano 26 giugno di venti anni fa, infatti, ha preso il via la silenziosa (Silente, scusate) strisciante e insopportabile egemonia del fantasy sulla letteratura mondiale.

Nell’estate del 1997 gli uomini, tutto ad un tratto, hanno iniziato a disinteressarsi ai problemi dei propri simili sperimentando un nuovo e feroce desiderio di accoppiarsi con i vampiri. Ai vampiri è successo lo stesso con gli zombie, gli animali a due teste hanno iniziato a provare un’eccitazione contro natura verso quelli a tre, gli elfi un frizzante pizzicorino per quei maschiacchi dei licantropi, e via così di creatura creatura e di mondo in mondo. Un desiderio insano di conoscenza che si è risolto in un tripudio di libri e libracci accomunati dalla lunghezza (millemilamilioni di pagine l’uno) dalla serialità (una saga con meno di tre libri, per un totale di tremillemilamilioni di pagine, non viene neanche presa in considerazione) e della malscrittura. Un’epidemia che ha contagiato le serie tv, il cinema, il teatro e qualunque altra forma d’arte conosciuta in un afflato mitico, mistico e sovrannaturale che l’umanità non conosceva dai tempi dell’Odissea (o, da un punto di vista squisitamente letterario, da quelli dell’ Antico Testamento).

Ben venga! In fondo è meglio leggere robaccia che non leggere.

Però, come diceva mia nonna, che forse non brillava per apertura mentale ma non era neanche scema: “Il mondo ha sempre girato in un altro modo.”

Nel mondo di mia nonna gli adulti, probabilmente, si appassionavano a cose da adulti, i bambini a cose da bambini e gli adolescenti a cose da adolescenti. Capitava qualche incrocio (buona cosa mantenere un cuore da fanciulli affermerebbe la buonanima del Pascoli) così come poteva succedere che alcuni testi ‘per bambini’ fossero da evitarsi deliberatamente sotto a una certa età. Pensiamo al testo fantasy più famoso dell’800 ad esempio, Alice nel Paese delle Meraviglie, libro che nessuno di noi lascerebbe in mano al figlio senza prima salvaguardarlo con opportune spiegazioni.

Nel mondo di mia nonna non si cercava di sovraccaricare l’avventura e la magia di troppi significati nascosti e allegorici. Che certo esistono (come negare che Il Signore degli Anelli e Le Cronache di Narnia per stare sul classico non siano imbevute di simbolismo cattolico e mitologico?) ma per loro natura, devono starsene nascosti, in filigrana. Il solo fatto di cercare principi morali con il lanternino ed esplicitarli rovescia lo spirito pedagogico dello stratagemma. Svela il trucco, in poche parole, mentre è proprio del genere il celarsi del messaggio, altrimenti cattedratico e quindi odioso, nei meandri della vicenda e dei caratteri dei personaggi.

Il 26 giugno del 1997 è stato un giorno drammatico per la storia della letteratura perché una frotta di adulti, quella che le case editrici chiamano ‘il mercato’, ha girato la barra del timone verso saghe (Harry Potter non è fra queste, ok) in cui le trame sono riproposizioni di riproposizioni di cliché, i personaggi meno che bidimensionali, i dialoghi, soprattutto quando cercano di spiegare il senso della vita, indecenti e maldestri. E siccome il mercato voleva quello e di quello riempiva gli scaffali ecco fiorire ovunque i nuovi scrittori, gli uomini e le donne del fantasy, privi dei riferimenti culturali di un Tolkien (o di una Rowlings, certo) ma capaci di cavalcare il desiderio di evasione di un’umanità a caccia disperata di avatar dietro ai quali nascondersi.

Ecco, questo ci tenevo a dirvi oggi amici orchi e amiche orchesse! In libreria ci sono tante cose. Non tutte parlano di maghi. Non tutte trattano di vampiri. Non tutte sono ambientate nel medioevo.

Eppure hanno cose da dirci, credo.

Penso e scrivo tutto questo mentre cammino Harry Potter e la Pietra Filosofale fino al treno da pendolare che mi riporterà a casa.

Parte dal binario 9.

9 in punto.

Titolo: Harry Potter e la Pietra Filosofale / Autore: J.K. Rowlings / Salani Editore

Pagine: 293  Chilometri percorsi: 53

3 pensieri su “La silenziosa (Silente, scusate) egemonia del fantasy sulla letteratura mondiale

  1. Mai vista sotto questo aspetto, sicuramente quella saga ha cambiato la letteratura moderna, c’è gente che non sa neanche quante lettere ha l’alfabeto che l’ha letta. E ora si hai ragione, c’è molta richiesta nel fantasy… Non conosco la situazione in particolare, ma io giro a largo da vampiri, e anche dalle librerie momentaneamente, con 1€ a libro posso prendere quasi tutti i più grandi classici di sempre. Usati ovviamente, ma quante cose belle ci sono che non sono mai venute alla luce? Figuriamoci quelle ben note. Quando avrò finito di leggere praticamente ogni grande classico esistente, allora entrerò in libreria e saprò dare un parere sulla situazione editoriale….

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    1. Qualcuno diceva che il paradiso è possedere più libri di quanti potrò mai leggere :))) Direi che è la tua situazione: i grandi classici di sempre sono praticamente infiniti: in bocca al lupo! Di mio preferisco alternare il classico con il contemporaneo, sia l’uno che l’altro da soli non possono spiegare tutto. Combinati, invece, si completano e implementano l’un l’altro.

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      1. Si da una parte è bello, dall’altra puoi immaginare come già lo stile influenzi tutto… però c’è sempre Bukowsi e chi come lui ha stile nello scrivere, e dopo 50 anni sono tuttora libri anche un po’ moderni… poi il moderno mi arriva dai gruppi lettura, giusto due cose per avere idea di dove vivo, niente di più! Si concordo sarà lunga! Ma ne varrà la pena!

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